Joyce Andrade

Questa è la mia danza

Questa è la mia danza

Oggi penso a questa domenica dove ho incontrato l’Haka, la danza sacra dei guerrieri Maori.

Un momento potente in cui ho visto donne come me  forti, tenere, stanche, vive alzare le mani, grugnire, battere i piedi, fare la faccia brutta.

Una danza che non è solo corpo: è scelta, è voce, è sangue.

È un atto di potere.

Un modo per dire:

“Sono qui. E questo è il mio spazio.”

In questa vita così misteriosa, in questo cammino che cambia forma ogni giorno, sto imparando cose nuove.

Sto imparando a non essere sempre aggraziata.

A non cercare la perfezione.

A non sorridere per forza.

A dire no, a modo mio, con il corpo e con l’anima.

Sto imparando che sono una guerriera.

E che il mio regno non è un ruolo da difendere, ma uno spazio sacro da vivere.

Non devo essere sempre luminosa.

Non devo spiegarmi.

Posso essere fuoco o silenzio, ombra o risata, tempesta o carezza.

Posso cambiare forma.

Posso sedere a questa grande tavola dove vivono tutte le mie Joyce la dolce, la ribelle, la stanca, la madre, l’amica, la selvaggia e sapere che nessuna è tutto.

Perché al centro di quella tavola, c’è una Sovrana.

Una che ha smesso di identificarsi.

Che sa stare dritta nel suo posto.

Che conosce il ritmo.

Che, come nella danza Maori,

non arretra.

Centrata.

Presente.

Pronta.

Questa è la magia.

Questa è la danza della vita.

E oggi, con il corpo, con la voce e con il cuore, grido il mio posto nel mondo.

E se c’è qualcosa che questa danza mi ha insegnato, è che non devo diventare qualcun’altra.

Devo solo ricordare chi sono.

La mia voce c’è.

Il mio posto anche.

E ora so come starci.

Grazie Nauria

 

grazie Alli di questo dono

Joyce

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