Joyce Andrade

Dire sì a me

Dire sì a me

Ho attraversato uno degli anni più difficili della mia vita.

Uno di quelli che lasciano segni e non permettono più di scappare.

A un certo punto ho capito con chiarezza che stavo vivendo secondo una programmazione che non era davvero la mia.

L’avevo accettata senza accorgermene: insegnamenti, aspettative, modi di essere che avevo chiamato “me”, ma che appartenevano ad altri.

Sono cresciuta così, adattandomi.

Finché qualcosa ha smesso di funzionare.

Un cortocircuito necessario.

La vita mi ha messa davanti a situazioni chiare, impossibili da ignorare.

Non per punirmi, ma per mostrarmi che per vivere meglio dovevo cambiare percorso.

Ho smesso di fuggire da ciò che stava succedendo nella mia famiglia e ho accolto una verità rimandata troppo a lungo.

Anch’io sono ecuatoriana.

È ora di accettare questa parte di me.

È stato un lutto, e insieme una nascita.

Quest’anno mi ha messa davanti allo specchio.

Mi sono chiesta cosa voglio, dove sto andando, cosa sento davvero.

Ho chiuso porte a persone non allineate con me, ma soprattutto a vecchie abitudini interiori.

Ho detto no allo sminuirmi, al trattenermi, al non brillare per non disturbare.

Con aiuto, con lavoro quotidiano, ho imparato di nuovo a sentire.

Come se stessi respirando per la prima volta.

Quella che prima era solo lucidità a tratti è diventata presenza.

Ho fatto spazio alla mia famiglia, al mio paese, alla mia lingua, ai miei valori e all’autenticità.

La vita continuava a ripetermi una cosa chiara: è ora di darti priorità.

Nel 2026 questo cambia.

Quest’anno scelgo me.

Ogni giorno.

Scelgo di dare spazio a quella parte di me che si era dimenticata chi

era.

So chi sono e questo mi basta.

Io sto con me, sorrido e guardo i piedi nudi, perché ho scelto di essere qui e abitare la mia vita, finalmente.

gracias

Joyce

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