Joyce Andrade

Sono vento sopra acqua scura

Sono vento sopra acqua scura

Sono vento sopra acqua scura.

Non mi calmo per essere accettata.

Mi muovo, rompo, trasformo.

Nel Cuyabeno l’acqua è nera. Non perché sia sporca, ma perché è profonda, antica, densa. È un’acqua che sembra portare dentro di sé il tempo della foresta.

La prima notte ho camminato nella selva sotto la pioggia. Sentivo la pioggia sulla pelle, il corpo bagnato, il viso umido. Il cuore batteva veloce, ma il respiro era dolce, come se qualcosa dentro di me stesse imparando a stare lì.

Avevo paura, sì. Paura di incontrare un serpente, di trovare qualcosa di improvviso nel buio, di perdere il controllo. Ma insieme alla paura c’era anche una grande meraviglia, perché la vita era ovunque, anche nell’oscurità.

Il suono delle rane era fortissimo. Rumori enormi che arrivavano da animali piccolissimi. In quel momento ho capito qualcosa: non sempre ciò che fa più rumore è più grande, e non sempre ciò che sembra grande è davvero pericoloso.

Nella selva non puoi giudicare in fretta. Devi imparare ad ascoltare, ad aspettare, a rispettare ciò che non conosci.

Ricordo di essermi fermata a guardare gli alberi. Migliaia di alberi, e nessuno uguale all’altro. Ognuno cresceva a modo suo, trovando il proprio spazio tra gli altri.

Ed è stato lì che ho capito qualcosa anche su di me.

Per molto tempo ho pensato che dovessi provare tutto, come se qualcosa, prima o poi, sarebbe rimasto. Provavo senza distinguere davvero ciò che era necessario. Forse per paura di incontrare ciò che era veramente mio, o forse per paura di restare sola.

Ma la selva mi ha mostrato qualcosa di molto semplice: la vita non cerca di assomigliare. Ogni albero è diverso, eppure tutti appartengono alla stessa foresta.

È stato allora che ho capito che la selva mi stava insegnando a rispettare la mia unicità.

Prima di entrare avevo chiesto permesso. In quel momento non sapevo esattamente perché lo facessi, ma ora lo capisco. Non tutto è fatto per noi, e non tutto può essere preso. Alcune cose si attraversano soltanto con rispetto.

 

Nella selva ho vissuto tutto: il sole che apre il petto, la pioggia che entra nelle ossa, la nebbia che non ti lascia vedere oltre un metro. E poi quel verde… un verde così intenso da diventare quasi un filtro, come se il mondo si guardasse attraverso la selva.

Ogni giorno si continuava a camminare, semplicemente con presenza.

Anche quando tutto sembra buio e denso, la mia luce mi accompagna.

Ora lo so: il mio centro è qualcosa che amo.

Le mie radici mi sostengono.

E mi fido.

Joyce

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