Joyce Andrade

Intrecci di vita

Intrecci di vita

Donne, culture e saperi che si incontrano nella selva

Ci sono incontri che, nella loro semplicità, ti lasciano qualcosa di straordinario.

Nella selva ho visitato la comunità Cochihuañusca, del popolo Kichwa dell’Amazzonia. Lì ho conosciuto Maria. Ha settant’anni e mi ha trasmesso una sensazione difficile da raccontare a parole: pace, amore per ciò che fa e, soprattutto, leggerezza nel condividerlo.

Quando siamo arrivate, Maria ci ha accolte con una tazza di guayusa, un’infusione tradizionale amazzonica.

Poi abbiamo iniziato a scoprire il lavoro delle sue mani.

Ci ha mostrato come si lavora la pita, una pianta da cui si ricavano fibre naturali per creare fili e intrecci. Abbiamo visto come si pulisce la pianta e come si separano le fibre. Con gesti semplici e precisi, la materia prende un’altra forma.

Fibra dopo fibra, il filo diventa intreccio.

Poi abbiamo lavorato l’argilla e modellato con le nostre mani un piccolo piatto.

Per qualche ora sono entrata in un mondo fatto di conoscenze, tradizioni e gesti che si tramandano nel tempo.

Ma ciò che più mi ha colpita non è stata soltanto la lavorazione delle fibre o dell’argilla.

È stata lei.

La pace con cui muoveva le mani. L’amore che percepivo in quello che faceva. La naturalezza con cui ci insegnava ciò che conosceva.

Mi ha raccontato di avere sette figli, tutti diplomati. Una vita intera di famiglia, di lavoro e di conoscenze.

Eppure, mentre la osservavo, quello che mi arrivava era una straordinaria leggerezza.

Nei suoi gesti non c’era nulla di costruito. Non aveva fretta e non cercava di impressionare o di dimostrare qualcosa. Condivideva semplicemente ciò che sapeva fare.

Era una leggerezza che nasce dall’essere ciò che si è.

Mi affascinano i saperi che vivono nelle mani e nei gesti quotidiani. Passano da una persona all’altra e da una generazione all’altra, e così tengono viva una cultura.

Mentre guardavo quei fili prendere forma, ho pensato a quanto gli intrecci somiglino agli incontri tra le persone.

Un filo da solo è un filo. Ma quando incontra altri fili, può diventare qualcosa di completamente nuovo.

Forse tra noi donne accade proprio questo.

Ognuna porta con sé una storia, uno sguardo, un sapere.

Quanto sarebbe bello intrecciare tutto questo? Incontrarci, ascoltarci, imparare le une dalle altre. Lasciare che culture ed esperienze lontane si incontrino e si arricchiscano a vicenda.

È un sogno che porto dentro di me: creare spazi in cui ogni donna possa portare qualcosa di sé, con la stessa naturalezza con cui Maria ci mostrava il lavoro delle sue mani. Senza competizione, senza bisogno di dimostrare nulla. Con curiosità, rispetto e il piacere di stare insieme.

Sto attraversando un momento di trasformazione, e questo incontro mi ha lasciato qualcosa che desidero custodire: la semplicità con cui possiamo trasmettere ciò che amiamo e la bellezza di riconoscere il valore dei saperi degli altri.

Sono arrivata in quella comunità per conoscere una tradizione.

Ne sono uscita con molto di più: con il ricordo di Maria, delle sue mani e della pace che mi ha trasmesso.

Forse è proprio questa la magia degli intrecci.

Ogni filo conserva la propria storia, ma insieme agli altri può diventare qualcosa che prima non esisteva.

Joyce

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